La Cantina

Mi chiamo Alessandro Veglio e sono il titolare della cantina, un’azienda di prima generazione fondata nel 2008

 

La cantina si trova a l’Annunziata, piccola borgata nel comune di La Morra, terra vocata alla produzione del Barolo DOCG.

Proprio qui dove sono nato e cresciuto e dove la mia famiglia possiede alcune vigne, ho aperto la mia cantina.

Si tratta di un’azienda di prima generazione che vanta una forte identità territoriale e una grande qualità nella produzione dei vini.

La mia è una storia particolare, che potrete scoprire continuando la lettura della pagina.

La mia storia

Se da ragazzo mi avessero chiesto cosa avrei voluto fare “da grande” non avrei saputo cosa rispondere. Decisi quindi di frequentare la Scuola di Enologia di Alba per le buone opportunità lavorative che offriva.

Il mio primo lavoro

Terminati gli studi, in men che non si dica iniziai a lavorare come stagionale per la vendemmia. Mi occupavo della raccolta delle uve e della campionatura nei carri.

Successivamente iniziai a seguire il processo produttivo, specializzandomi nei lavori svolti in cantina. Ed è proprio qui, in mezzo alle autoclavi e alle botti, che è nata la mia passione per questo lavoro.

L’idea di mettersi in proprio

Ben presto mi sono reso conto che ciò che desideravo era possedere la mia attività. Grazie al sostegno della mia famiglia, nel 2005 ebbi l’opportunità di provare a vinificare una piccola quantità di uve nella cantina di un amico.

Produssi 1000 bottiglie tra Dolcetto, Barbera, Nebbiolo e Barolo. L’anno successivo raddoppiai la produzione, per poi raggiungere le 3.000 bottiglie nel 2007.

Nasce la cantina Alessandro Veglio

L’aumento della produzione, l’esito positivo delle prime annate e le dimensioni ristrette della cantina dove vinificavo mi diedero la spinta per mettermi in proprio.

Insieme a mio padre, decidemmo di restaurare alcuni locali della casa di famiglia per far spazio all’area di vinificazione e affinamento. Nacque così nel 2008 l’Azienda Alessandro Veglio, con una produzione potenziale di 18-20 mila bottiglie.

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Lo spirito di cooperazione dell’Annunziata

La mia fortuna è stata la possibilità di sperimentare le prime vinificazioni in una cantina già avviata, senza dover così pensare all’acquisto della strumentazione necessaria.

Nonostante il mondo contadino sia spesso additato per la mancanza di cooperazione gli uni verso gli altri, i produttori dell’Annunziata si distinguono per un forte spirito di aggregazione e aiuto reciproco.

Il boom dell’enologia italiana degli anni ‘90 ha favorito la diffusione di un obiettivo comune: il raggiungimento di un alto standard qualitativo capace di poter competere sul mercato internazionale. Le cantine più importanti della zona si sono quindi unite per promuovere il territorio e valorizzare il Barolo DOCG.

Questo spirito di collaborazione è ancora vivo a distanza di anni e io in prima persona ne sono testimone. Ad esempio, i primi tempi imbottigliavo il vino presso un’altra azienda, per poi acquistare il macchinario necessario in società con altre due cantine.

Produrre il vino è un lavoro ma anche uno stile di vita. L’azienda ormai occupa la maggior parte della mia vita. E’ una passione nata con gli anni e cresciuta in maniera esponenziale, una passione condivisa da molti in paese.

La mia idea di vino

A livello personale, la mia idea di vino è cambiata negli anni.

Dapprima ero ammaliato dalla grande struttura, dai profumi e sapori persistenti, da quei vini che ti incantano durante la degustazione.

Partecipando alle numerose degustazione organizzate in paese, al confronto con altri produttori, agli eventi organizzati per assaggiare i vini locali, nel corso degli anni ho iniziato a preferire vini con maggiore bevibilità, capaci di accompagnare pranzi e cene in famiglia.

Allo stesso modo, sono passato dal fare vino secondo un progetto ben pianificato al seguire la passione e le sensazioni del momento.

Il lavoro in vigna

Il primo grande cambiamento è avvenuto proprio in vigna: fin da subito ho vietato l’utilizzo di diserbanti per la pulizia delle file, preferendo il diserbo meccanico con il decespugliatore e l’impiego della fresa interceppi per scompattare la terra e permettere una maggiore respirazione della vite.

Tuttavia, non tutti sono stati felici della mia decisione. Con l’erba alta la gestione della sottofila si è complicata parecchio: lavorare a contatto con le piante era diventato più difficoltoso, le erbe infestanti crescevano in abbondanza e gli insetti ci ronzavano attorno.

Ho dovuto anche scontrarmi con mia madre, la quale non voleva più mettere piede in vigna.

Nonostante questo però, i risultati sono arrivati presto. A partire dal 2013 le vigne sono state più rigogliose, producono di più, la qualità delle uve è migliorata e si è sviluppato un microcosmo di insetti benigni.

Dal 2015 le erbe infestanti non sono quasi più presenti. Col passare degli anni si è creato un equilibrio nel terreno che ha favorito il controllo naturale dell’inerbimento, con la crescita spontanea di come trifoglio e graminacee.

La produzione

Nella mia cantina producono solo vini rossi: due tipologie di Barolo, Dolcetto, Barbera e Nebbiolo.

Il mio intento è di proporre 5 etichette ben distinte, che rappresentino le caratteristiche tipiche del territorio da cui provengono. Per questo motivo ho scelto di produrre il Langhe Nebbiolo con uve del Roero, dove il terreno sabbioso dona grande bevibilità ai vini.

I Barolo, invece, provengono dai vigneti accanto all’azienda: il più antico, datato 1950, è un cru Gattera, con il quale produco il vino omonimo in purezza; il secondo è un impianto più recente, del 2008, eseguito su di un terreno dove in precedenza si trovava una vigna di Dolcetto.

Accanto a queste vigne si trova anche il Barbera, mentre per trovare il Dolcetto ci dobbiamo spostare a Roddino.

La tecnica del Delastage

Il delestage è una tecnica di estrazione utilizzata su Barbera e Barolo. Durante i primi giorni della macerazione si estrae completamente il mosto dalla vasca, lasciando a riposare le bucce per circa 3-4 ore.

Il liquido viene quindi rimesso dall’alto dell’autoclave. Il procedimento permette di ottenere una maggiore estrazione di sostanze dalle bucce, una migliore ossigenazione delle vinacce, la volatilizzazione della componente alcolica e la concentrazione di tannini.

Progetti futuri

Nel 2016 ho preso in affitto una vigna di Nebbiolo atto a Barolo del cru Paiagallo. L'idea è di invecchiarlo nelle botti grandi, proprio come vuole la tradizione.

Nell'attesa di imbottigliare la prima annata, sto già pensando a come personalizzare l'etichetta. Mi piacerebbe dedicare questo vino a mio figlio, al quale spero di poter trasmettere la mia passione per questo lavoro così che un giorno scelga di continuare l'attività di famiglia.

Magari, potrei usare una foto insieme a lui di sfondo…

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